Cateno De Luca contro tutti: “Ecco chi sono i veri impresentabili”

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Aveva promesso che sul palco del Teatro Vittorio Emanuele sarebbe andato in scena il “Cateno contro tutti”. E senza troppi peli sulla lingua, Cateno De Luca ha sparato a zero sugli avversari politici di questa campagna elettorale e soprattutto su chi sta giocando la partita delle regionali solo per spartirsi la città di Messina all’indomani del 5 novembre. Senza risparmiare nessuno, facendo nomi e cognomi, il candidato all’Ars nella lista Sicilia vera – Udc ha parlato per oltre due ore dividendo il palco con l’avvocato Carlo Taormina per parlare degli “impresentabili”.

«Di fronte alla pochezza dei candidati che parlano di impresentabili, siamo costretti a intervenire per fare chiarezza su alcuni punti. La gente vuole candidati ed eletti onesti, bravi e competenti, solo onesti non basta. Chi basa tutto sul cosiddetto pedigree della legalità lo fa per nascondere i propri torti, le proprie nefandezze, la propria impresentabilità. Non ho mai nascosto di aver subito 15 procedimenti penali, ma chi lo ricorda dimentica di dire anche che finora ho collazionato 14 assoluzioni e 14 archiviazioni. Non è possibile liquidare la storia di Cateno De Luca, delle sue battaglie, dei grandi risultati che ha raggiunto come amministratore, dicendo che è un indagato. De Luca è stato indagato, si è fatto il suo calvario giudiziario, non si è sottratto a nessun processo, è stato in aula, si è difeso e oggi merita di riprendere un percorso che è stato interrotto da certe lobbie e con certi atteggiamenti che rasentano la mafiosità» ha detto De Luca che ha affondato il primo coltello contro l’Università di Messina. «Il mio augurio è che tutti i palazzi, ognuno per le rispettive competenze, non invadano il campo altrui perché significherebbe dare un colpo alla democrazia. Non accettiamo che certi palazzi stiano agendo con fare tentacolare per cercare di imporre propri uomini come se dal loro scranno o ermellino volessero impadronirsi della città. Oggi candidano il direttore general Franco De Domenico alle regionali, hanno già indicato il prossimo candidato sindaco di Messina e il Rettore punta ad arrivare al Senato. Chi ha un ruolo istituzionale continui a farlo e non lo utilizzi per condizionare l’elettorato».

Per De Luca il 5 novembre si materializzerà lo scontro tra i poteri forti della città di Messina e in base a chi ne uscirà vincitore si decideranno non solo le sorti del governo regionale dei prossimi 5 anni ma soprattutto quali saranno i giochi in vista delle ammnistrative per la città. «Abbiamo chi è sempre stato considerato come uno dei padroni della città, Francantonio Genovese, che non si presenta direttamente ma candida il figlio. Abbiamo chi rappresenta un’istituzione importante come l’Università che ha deciso di impadronirsi del mondo. Abbiamo i grilliniche non sanno fare altro che dispensare patentini. Della terza fila, dove ci sono formiche, cicale e germanini (riferendosi a Santi Formica e Nino Germanà) neanche parlo. E poi ci sono i personaggi che avendo fatto tanto bene il loro lavoro meritano di essere rieletti, uno su tutti il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone. Ha lavorato così bene per la sua città che non se n’è accorto nessuno. E non si è sporcato le mani».

De Luca è finito in prima pagina sul Fatto Quotidiano nell’elenco degli imprensentabili, ma avvisa tutti i messinesi che tra una settimana riceveranno a casa una busta con il casellario giudiziario che dimostrerà che non è mai stato condannato. «Oltre alla querela Travaglio pagherà anche queste lettere». In suo supporto l’avvocato Carlo Taormina: «De Luca è stato indagato per aver firmato un contratto di quartiere. Abbiamo dimostrato che ci sono stati abusi della Magistratura. L’impresentabile è un’invenzione di Rosy Bindi. Se quella lista fosse fatta in un contesto giudiziario diverso forse potrebbe avere un senso. In tutte le categorie ci sono gli impresentabili, anche tra i magistrati. Nella difficoltà di dare una giusta definizione io mi affido alla legge. L’incandidabilità scaturisce da determinate condizioni giudiziarie, Berlusconi è un incandidabile. Fino a quando non c’è una sentenza di primo grado che riguardi determinati reati e che comporti pena inferiore a 2 anni non è incandidabile. Io sono affezionato alla presunzione di non colpevolezza».

 

De Luca ha parlato a ruota libera della vicenda giudiziaria che lo vede ancora coinvolto: «Spiegare perché ho investito i miei risparmi a Fiumedinisi, dove io ero sindaco, è stata l’accusa che mi ha fatto più male. Non condivido che la gente comune sia vittima della mala giustizia. Per me è disonesto chi non onora gli impegni con l’elettorato perché rovina intere generazioni ed è responsabile di danni irreversibili. Invece diventi impresentabile, ti devi fare da parte, anche se la costituzione prevede altro. Io sono a 6 anni di processo e come recupera un uomo la credibilità con gli elettori? Se ero rappresentante di una consorteria candidavo mio fratello, mio figlio no perché ha 13 anni».

Ecco invece chi sono per De Luca i veri impresentabili. Chi aveva il potere o il ruolo di fare qualcosa per la città e non l’ha fatto. E chi l’ha usata a proprio piacimento. Per questo nella lista degli “impresentabili” di De Luca ci sono tutti i deputati regionali e nazionali che hanno avuto un mandato in questa ultima legislatura, compresi i pentastellati Zafarana, D’Uva e Villarosa.

Ovviamente il lavoro di Cateno De Luca sta continuando a viaggiare sul doppio binario delle regionali e delle amministrative. L’obiettivo resta Messina e ieri nelle prime file del teatro e sul palco insieme a lui un centinaio di candidati al consiglio comunale già scelti per la partita delle ammnistrative.  «La svolta per Messina la possiamo garantire se non inquiniamo la proposta con chi è stato protagonista delle stagioni che hanno messo in ginocchio la città. Chiudiamo prima ogni casella perché di solito le caselle che restano aperte servono per fare accordi e inciuci. E’ avvenuto così anche durante il ballottaggio nel 2013. Accorinti era malato di poltronite, aveva bisogno della poltrona, si è seduto con i signori del potere che in quel momento erano in lotta tra loro. E sono stati i poteri forti a mettere un giullare di corte con gli angeli custodi in giunta a Palazzo Zanca.

Sabato completeremo il nostro “esercito di liberazione”. Il 5 novembre non ci si esprimerà su cateno De Luca ma sulla squadra che abbiamo messo in piedi in questi mesi. Meno andrete a votare più consentirete ai padroni del consenso di gestire il risultato. Non abbiamo bisogno dei voti inquinati, vogliamo i voti della gente per bene». Per questo è quasi al completo la rosa degli assessori designati: sono l’avvocato Salvatore Curtò, l’architetto Salvatore Mondello, il fondatore del gruppo “Riabilitiamo Messina” Antonio Briguglio, Dafne Musolino e Massimiliano Minutoli.

di Francesca Stornante

fonte:Tempostretto

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